L'amarezza di un rimpatriato dalla Libia
15 AGO 20

Andrea Marcenaro nella sua version scrive un'epopea, fiction sulla guerra civile fatta di piccole storie godibili: affreschi quotidiani tra i film di guerra americani degli anni '50, quelli di cui ci siamo cibati da ragazzini in tv, e le vignette di Vincino. Parto da lui perché fa dimenticare l'amarezza. La mia nausea: Gheddafi visto con gli occhi di un rimpatriato. Già, avevo tre anni quando ci imbarcammo dal porto di Tripoli: una famiglia che non ha perso quantitativamente ma che si e' persa qualitativamente, cercando un posto quieto dove respirare liberamente, senza averlo mai potuto realmente trovare. E il destino dei senza-terra e dei senza-casa ti segue ovunque, fino alla Cina, un po' come la Libia di mio nonno, che una volta via dall'Africa, ci mise 9 mesi per andarsene per sempre. Non c'è un Gheddafi 1 e un Gheddafi 2, come vogliono farci credere: il rivoluzionario ora sostituito dal pazzo sanguinario. E dato che per 40 anni abbiamo portato tutti questa croce inascoltati - Gheddafi autocrate e accecato da odio - e giù Gheddafi e la Fiat, G. e le banche, G. e il petrolio, e niente per noi, non un risarcimento simbolico, affettivo, sentimentale o di dignità - come dice Giovanna Ortu, presidente dell'associazione AIRL - per tre miliardi di Euro (valore attuale) persi da quei 20,000 fantasmi dimenticati. Un popolo sbarcato, attonito e stralunato, a Napoli, come sbarcano oggi a Fiumicino gli italiani che hanno visto la carneficina, con la differenza che avevano dato molto alla Libia -come è riuscito a dirmi un collega etiope riguardo all'Abissinia italiana:"infrastrutture di alto livello tirate su in sette anni! Chapeau!"-. No, no! gli italiani d'Africa erano quelli di Del Boca: fascisti! E come non ci sono 2 Gheddafi, così non ci sono 2 governi italiani: 1 -prima di Berlusconi; 2 -l'egoarca che bacia l'anello. Ogni classe politica, culturale ed economica italiana ha sempre recitato, con Gheddafi, la Libia, la nostra storia, la stessa amarissima commedia.